Tutta colpa di Churchill

Introduzione sul percorso dell’artista contento.

“Sangue, lacrime e sudore”. L’ho sentito dire di ogni professione artistica. Il teatro è “sangue, lacrime e sudore”; la danza è “sangue, lacrime e sudore”; la scultura è “sangue, lacrime e sudore”.

Ho riflettuto spesso su quest’espressione e al culmine dei miei pensieri sanguinanti, lacrimati e sudati mi viene in mente un’altra espressione d’uso piuttosto comune: che palle!

Vogliamo dirlo tutti insieme? Uno, due e tre: che palle! Basta con questa visione sofferta dell’arte. Basta con la visione dell’artista bohemien, affranto perché non mangia, col volto solcato dalle rughe e dalla magrezza, con gli abiti neri e bianchi, che magari cammina scalzo per le vie di Parigi. 

Prima di tutto perché questa frase non c’entra niente con l’arte: è una frase di Churchill (che, peraltro, pare l’avesse copiata a Garibaldi che, pare l’avesse copiata a Cicerone); secondo, perché se penso a Michelangelo che scolpisce la Pietà penso che sì, sicuramente una scalpellata sulle nocche se la sarà data e sì, magari ci ha sudato sopra perché aveva vent’anni e a vent’anni si suda di più che a quaranta e sì, magari quando l’ha finita avrà pianto di gioia. Tuttavia non credo che mentre scolpiva una tale meraviglia, Michelangelo fosse triste. Te lo immagini Michelangelo un po’ depresso? “Scusate, devo scolpire per curare la mia tristezza”. E sarebbe venuto fuori quel capolavoro? Ma dài! 

No. Secondo me Mickey era proprio felice mentre scolpiva.

Non sto dicendo che non abbia avuto momenti bui nella propria vita ma siamo d’accordo nel dire che le giornatacce le abbiamo tutti.

L’atto creativo è un atto felice. Intendiamoci: c’è una quota di frustrazione, di insoddisfazione e di rabbia che a volte si installa nella pratica artistica senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Ed è lì che casca l’asino d’oro! Quando facciamo diventare le emozioni sgradevoli il pretesto per lasciarci andare al pessimismo cosmico-pervasivo.

Perché le chiamo emozioni sgradevoli e non negative? Perché, secondo me, non esistono le emozioni negative. Le emozioni hanno tutte un motivo valido per esistere e un proprio sapore. Come il tea. Qualcuno lo trova sgradevole, ma raccontalo agli inglesi! Il tea può essere buono. Con un goccio di latte magari. Se è agrumato, come l’Earl Grey, ci sta bene anche il limone. Ma non me la sento di dire che il tea è cattivo. Il tea può essere buono.

Quand’è che diventiamo artisti scontenti? Quando lasciamo che il processo della pratica artistica, con le sue immancabili contraddizioni, pervada la nostra intera esistenza. La nostra vita diventa improvvisamente “mancanza”. Mancanza di soldi, di perfezione, di chi crede in noi, di legami stabili, di giustizia.

Eppure ci sono gli artisti contenti. Quali sono, guarda caso? Quelli che hanno seguito la via della contentezza, che hanno obbedito ai propri valori, come l’amore per il prossimo o per gli animali, il desiderio di una famiglia o, anche, la prosperità, perché no? 

L’arte ha bisogno di una bussola. Se ci orientiamo alla tristezza, all’impossibilità, alla rabbia, ci esponiamo costantemente alle emozioni sgradevoli. 

Quand’è stata l’ultima volta che ti sei pres@ cura di te e non l’hai fatto pensando alla tua arte? Quando è stata l’ultima volta che ti sei interessat@ a coltivare un’attività che non ha niente a che fare con la tua arte? Soprattutto: pensi che allontanandoti un attimo dalla tua arte, qualcuno te la potrà nel frattempo sottrarre?

Se vuoi un matrimonio felice con la tua professione artistica, mollala ogni tanto e vivi. Perché la tua arte ti ama e non si aspetta che tu dia la vita per lei. La odierai se sacrifichi tutta la tua vita per lei e lei odierà te.

Il motivo per cui mi preoccupo per te, caro artista, è che sei stato tirato su in un mare magnum di convinzioni distorte (“sangue, lacrime e sudore” è solo la punta di un iceberg) e non ti biasimo se a volte giustifichi le tue sconfitte con l’idea che essere un artista è difficile. La buona notizia è che probabilmente la pensa così anche un dentista, o un avvocato o una casalinga. Soltanto che tu hai una funzione sociale molto delicata: mostrare agli altri quello che hanno bisogno di vedere e non possono vedere se non c’è un atto creativo di mezzo. Quindi, prima di tutto, devi conservarti autentico per poter dare un contributo che sia utile e ricordato. Oggi la società ha bisogno di artisti contenti, che siano in grado di produrre riflessioni sublimi sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, senza demonizzarli. Io farò del mio meglio per aiutarti a scollarti di dosso tutte le convinzioni che ti condizionano, smontandole una per una; tu sei un essere umano prima ancora di essere un attore, un pittore, un musicista, uno scrittore e hai il preciso compito di nutrire il tuo pensiero con la prospettiva di una vita vissuta felicemente. Per vivere felicemente devi prima di tutto seguire un tuo cammino di contentezza. Come primo passo ti consiglierò di scaricare l’ebook “La via del contento”. È gratuito e ti permetterà di iniziare un percorso più specifico (se deciderai, per esempio, di seguire il blog o di riempire il questionario e candidarti a un percorso personale).

Non sto vendendo niente, non mi interessa. Ce l’ho la mia carriera, mi piace e mi appaga. Ogni tanto mi fa incazzare ma… lo abbiamo capito, no? Sto solo cercando di creare degli strumenti condivisibili dall’intera comunità artistica. Tutto quello che ti chiedo è di prenderti cura di te stesso e, se quello che scrivo, ti aiuta e pensi possa aiutare altri artisti, condividilo.

No, non sui social. Nella vita.